WE ARE FAMILY

Poche cose definiscono cos’è una famiglia come un viaggio o vacanza vissuta insieme, come un pranzo in spiaggia con bambine e bambini che giocano, come un gelato mangiato mentre si passeggia mano nella mano sul lungomare. Poche cose sono famiglia come il decidere insieme dove andare, il preparare le valigie e scegliere cosa portare, fare i biglietti chiedendo i posti vicini in treno o in aereo. Niente è più famiglia di un bambino o una bambina che non riesce a dormire per l’emozione la notte prima della partenza.

Milioni di famiglie si possono riconoscere in queste emozioni, ma solo alcune di queste sono riconosciute, accettate, volute, accolte, cercate dalla generalità e dallo Stato. Famiglie omogenitoriali coi loro figli e figlie, coppie omosessuali, famiglie allargate, famiglie temporanee, famiglie ricomposte, famiglie con genitori e genitrici trans, non hanno diritti consolidati né riconoscimento, e oggi vengono umiliate perché non sono parte dello schema familista tradizionale.

La politica ha sempre imposto alle mamme e ai papà arcobaleno l’esilio per poter avere uno stato di famiglia che riconoscesse e rappresentasse la loro realtà. Oggi questo governo perseguita le famiglie arcobaleno anche all’estero, gli mette il mirino addosso e umilia le leggi degli altri Paesi occidentali. Le perseguita “per tutto il globo terracqueo” come se fossero minacce per la civiltà.

E lo fa perché le famiglie della comunità LGBTQI+ sono un bel problema in questo schema autoritario perché sono famiglie aperte, paritarie, antiautoritarie, che rompono gli schemi e li ribaltano mantenendo al centro quelli che dovrebbero essere i valori fondamentali di ogni famiglia: il legame, la dedizione, l’amore e l’impegno reciproco, i doveri e i diritti. Tutto il resto può cambiare in un turbine di colori e di variazioni che spiazza e capovolge gli schemi costituiti di cui una visione autoritaria di società si nutre. 

È importante chiarire che queste trasformazioni riguardano ogni tipo di famiglia, e ogni tipo di famiglia oggi richiede un riconoscimento e una dignità sia sociale che legale che ancora viene negata con leggi inadatte e riproponendo una visione patriarcale e tradizionalista della famiglia. Ignorare queste trasformazioni è folle perché implica che ci siano famiglie di serie A e famiglie di serie B, con figli e figlie più o meno legittimati. Ma la potenza che una famiglia mette nella protezione e nella difesa di se stessa ha la forza di trasformare il mondo.

È per questa forza sconvolgente che il Rimini Summer Pride 2023 si dedica alle famiglie con il titolo “WE ARE FAMILY!”, ma anche per dichiarare che il popolo del Pride è esso stesso una famiglia: solidale, coeso, sfaccettato, energico e a volte anche un po’ litigioso. È con questo senso di famiglia che in poco più di 50 anni – a partire da quella rivolta di Stonewall il 28 giugno 1969 e grazie soprattutto al primo Pride del 1970 a New York, il “Christopher Street gay liberation day”, dove migliaia di persone ci hanno messo la faccia e si sono mostrate per quello che erano – abbiamo cambiato il mondo. E non intendiamo fermarci.

Negli ultimi anni ci sono stati alcuni contenuti ma significativi passi avanti nel riconoscimento di diritti e tutele per le persone LGBTQI+ e le loro famiglie, ma assistiamo a preoccupanti irrigidimenti e passi indietro che ci allontanano dalla cultura democratica e liberale europea e occidentale.

Parole sprezzanti e ripugnanti giustificano discriminazioni e violenze, intaccano la serenità soprattutto delle persone più giovani e indifese ponendo su di loro un immeritato bersaglio, minando vergognosamente il loro legittimo percorso di vita. Sono particolarmente spregevoli gli attacchi alle scuole che anche nel nostro territorio stanno attivando la carriera Alias, che permette ai e alle giovani persone trans in accordo con le loro famiglie di potersi riconoscere con il nome e il genere che meglio rappresenta la propria esistenza. 

Il Pride è anche una festa – gioiosa e spontaneamente sopra le righe – vissuta così da persone che vogliono vivere fino in fondo la libertà tutelata dalla nostra Costituzione anche col desiderio di sfidare tanti luoghi comuni e rigidità culturali che ancora gravano come pregiudizi sulle vite di tutte e tutti noi.

La Città di Rimini accoglie il pride dal 2016 con affetto e sostegno, riconoscendo fin da subito l’importanza dell’evento col patrocinio, completato dal patrocinio provinciale e regionale. L’impegno delle istituzioni è fondamentale per colmare, dove e come possibile, le enormi lacune normative e le rigidità insensate di una concezione escludente della società.